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L'itinerario si svolge completamente su strada ed è quindi
percorribile in automobile, moto o bicicletta. Da Trieste si
raggiunge Opicina e da qui si prosegue verso il valico
internazionale di Fernetti, al confine con la Slovenia. Per
passare il confine sono sufficienti la carta d'identità e la
carta verde per l'automezzo. Entrati in Slovenia fare attenzione
a non imboccare l'autostrada per Ljubljana, ma continuare sulla
destra sulla statale verso il centro del paese di Sežana da dove
inizia il percorso. |

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Il cimitero è il luogo del ricordo ma
molti dei soldati sepolti in questi luoghi non possono più
nemmeno “godere” del ricordo. L’impero per il quale hanno
combattuto fino alla morte si è sfasciato alla fine del
conflitto e i paesi successori non hanno potuto o non hanno
voluto riprendersi i propri caduti per onorarne la memoria. La
visita ai cimiteri di guerra non può non ispirare anche
curiosità nei confronti di chi era addetto alla loro creazione e
cura e quali erano le norme che regolavano questa triste
necessità. Nella zona del fronte dell'Isonzo vigeva un
regolamento emanato a cura del la 5a Armata - Armata dell'Isonzo
- del 1916 che seguiva le direttive generali prescritte dal
Ministero della Guerra. Nulla era lasciato al caso o
all'improvvisazione, nel regolamento venivano dettate le norme
per la suddivisione delle tipologie di sepoltura, il loro
utilizzo a seconda che il caduto fosse ufficiale, soldato di
truppa distintosi in azione, o semplice caduto, i provvedimenti
di sepoltura per caduti alleati e quelli avversari, la lingua
per le iscrizioni tombali, il mantenimento dei cimiteri già
esistenti ed infine le disposizione per la sepoltura di soldati
di fede israelita e mussulmana. Oggi, la stragrande maggioranza
dei caduti austro - ungarici del fronte sud occidentale,
provenienti da tutte le province dell'impero, riposa in suolo
italiano e sloveno. La cura di questi cimiteri è affidata a
varie associazioni come la Schwarze Kreuz – Croce Nera austriaca
o al gruppo di volontari dei Giovani Pompieri. |
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